lunedì 29 marzo 2010


domenica 14 febbraio 2010

Like the mystics and statistics say



Canta Warren Zevon in Desesperados Under the Eaves:

Ero seduto nell'Hollywood Hawaiian Hotel
Guardando la mia tazzà di caffè vuota
Pensando che la gitana non aveva mentito
Tutti i margarita con sale di Los Angeles
Io me li berrò
E se la California scivola nell'Oceano
Come assicurano i mistici e le statistiche
Io predico che questo motel rimarrà in piedi
Fino a quando non avrò pagato il conto

Il finale che arriva all'improvviso, come un salto dal muricciolo dove il poeta era salito per declamare i suoi versi, mi ha fatto pensare alla chiusa di una poesia di Anna Achmatova:

Del suono purissimo
L'alto potere
Quasi che il distacco
Proficuo sia stato fino in fondo.
Ben noti edifici
guardano dalla morte -
E sarà l'addio
Di tutto ciò che un tempo
Mi successe...
Per una nuova perdita
Vado a casa

A tutta prima sembra un verso tirato via, come per scrollarsi di dosso l'ispirazione (di che cosa non ci si stanca?). Però, ripensandoci, si capisce così bene, grazie a quell'ultimo verso, tutto il componimento! Vado a casa. Ci si immagina la poetessa passeggiare nel boschetto davanti al portone, e comporre tra sè e sè Del suono purissimo...

domenica 31 gennaio 2010

Las inmensas preguntas

Siccome quando si è intervistati da un giornalista straniero si parla sempre un po' più frivolamente, e quindi spesso in modo più lucido, riporto alcuni passi dell'intervista di Claudio Magris al supplemento settimanale ABCD del quotidiano spagnolo ABC, che in Italia, oltre a essere irreperibile, è anche incomprensibile.

D: In una recente intervista, lei sosteneva che esistono punti di contatto tra la sua letteratura e quella di Italo Svevo. Quali sono, a suo giudizio, le analogie tra lei e l'atore de La coscienza di Zeno?

R: Non è una domanda facile. Italo Svevo è così grande e profondo che dovremmo parlare della sua opera per ore. Svevo riuscì a nascondere così bene quella profondità che non ci sono ancora abbastanza lettori capaci di avvertire quella grandezza. Quando Molly Bloom commette degli errori nei suoi eloqui che fanno sorridere, deformando le parole e dandole un significato sessuale, forse è difficile interpretare la parola isolata, ma Molly dice quel che ci aspettiamo che dica, visto che sappiamo che è una persona incolta e che pensa quasi solo al sesso. Quando Svevo parla delle sigarette, possiamo credere in un primo momento che parli davvero delle sigarette, ma si sta riferendo all'insondabile profondità della vita e dell'inconscio. Quel che mi affascina in lui è quella percezione dell'abisso. Nella sua opera c'è questa formidabile intuizione: mentre in passato l'uomo correva il rischio di non essere felice, per l'uomo moderno il problema si è aggravato. Adesso corre il rischio di non esssere capace di desiderare la felicità. Ovvero, non si tratta più di non essere amato, ma di qualcosa di più tragico: non essere capaci di amare. In questo modo si spiega una certa strategia seguita da Svevo nei suoi romanzi: quella di non raggiunere Ada, la donna amata, per non essere riamato da lei, perchè sarebbe terribile non essere all'altezza di quell'amore.

A questo punto, Carlos Aguilera incappa in uno dei frequenti sprechi compiuti dagli intervistatori, e lascia cadere l'interessante risposta di Magris per passare alla seguente domanda annotata sul tacquino:
Due dei concetti da lei più freqeuentemente utlizzati sono... etc...
Ma saltiamo quattro colonne e andiamo alla parte in cui Magris parla della sua amicizia con Bashevis Singer.

D: Trieste e il giudaismo sono stati due costanti dei suoi libri. Dovremmo aggiungervi la figura di Bashevis Singer, uno degli scrittori più importanti del XX secolo. La sua letteratura ha avuto una qualche influenza su di lei?

R: Senza Singer non avrei scritto Lontano da dove, che non è tanto un libro su Joseph Roth quanto su Singer. Ma in quel momento non ebbi il coraggio, o meglio, ebbi la sensazione di non avere le sufficienti conoscenze per capire direttamente Singer. Per questo scelsi Jospeh Roth, perchè anche lui è uno sradicato che parla di questo mondo come chi ne resta fuori. E' vero, ci sono molte cose che mi legano a Singer. Le ho raccontato di quando gli inviai la mia prima lettera? Io ero al mare, a Trieste, e gli scrissi pieno di entusiasmo a New York. Lo feci tramite il suo editore, Farrar Strauss, che sarebbe poi diventato anche il mio. Avevo letto alcuni racconti di Singer, in particolare quella meravigliosa parabola El no visto*, uno dei testi più belli sulla fedeltà e l'infedeltà, sulla passione e la legge, il matrimonio e l'amore, la vita e la morte. Ovviamente gli scrissi in tedesco. Singer mi rispose subito. Una lettera molto gentile, diretta, cordiale, dove alla fine mi diceva: "Cari saluti alla sua famiglia e ai suoi amici". E' stata l'unica volta che qualcuno ha pesanto anche ai miei amici, ed ebbe molta importanza per me. L'amicizia fa parte della vita. La morte di un amico non è meno importante della morte di un cugino o di un fratello. Da allora in poi, dopo quella lettera, ci siamo mantenuti in contatto epistolare. Con Marisa, mia moglie, siamo andati a far visita a lui e ad Alma a Wengen. E con quella intimità che si avverte quando si è con una persona che si si tiene in grande stima, quella libertà di dirgli tutto, persino osservazioni critiche, gli domandai: "Perchè scrive romanzi così noiosi, quando potrebbe creare opere maestre?". Lui non interpretò la mia domanda come una critica né tantomeno se la prese a male. Mi rispose: "Scrivo ciò che mi procura piacere in un determinato momento". Con quella risposta si mise al disopra di me. Gli dissi: "Forse io sono più intelligente di lei, ma lei è un genio". Gli parlai di molte cose. Per esempio, avevo una cugina il cui figlio era progressivamente torturato e "assassinato" da un cancro, e lo raccontai a Salinger (errata corrige sconsigliata). E lui, perforando le foglie a terra col bastone, mi rispose "Lo sa? La letteratura serve davvero a poco". All'improvviso, con un tono che non era né curioso né confessionale, un tono che non dimenticherò mai, mi domandò: "Lei crede in Dio?". Dopo continuammo a parlare dell'amore, del sesso, di cosa significa quando il corpo vacilla... Era una persona straordinaria.

Si è così compiuto il viaggio di ritorno delle parole di Magris alla lingua italiana.
Chi intraprende un viaggio non può sperare di tornare senza esser cambiato.

* Se qualcuno conosce il titolo originale o in italiano per favore lo dica.

giovedì 31 dicembre 2009

2010


Che i flutti del nuovo anno siano ben contrarrestati dalla ciclicità della vostra personalità.

giovedì 24 dicembre 2009

Il genero e la vecchia galera

Oggi pomeriggio osservavo gli Appenini mentre dividevo lo scompartimento dell'Intercity Venezia-Napoli con una famiglia di cinesi emigrati negli Stati Uniti. La figlia portava con sè il suo fidanzato americano, che annotava con calligrafia minuziosa un piccolo diario di bordo. Lo scarto tra le generazioni era segnato dalla padronanza dell'inglese. A un certo punto il padre della ragazza si rivolge al genero americano e io capisco solo

- Even you.

E quello, dopo una pausa in cui potrebbe aver pensato che doveva proprio non lasciar cadere niente, per non doverlo poi raccogliere con un pietoso foglio di carta:

- Even me.

Stavo leggendo un passo di un libro che diceva:

Ingres corrispindeva pienamente alla descrizione del fanatico della forma di Thoré. Ma non lo sapeva, né se ne curava. O almeno non più che di sapere che cosa avvenisse in lui mentre respirava. Respirava e basta. Per il resto aveva un repertorio di saldi principi - non di evidente interesse teorico - che sguainava appena possibile, con l'aria di chi, per una ragione o per l'altra, è sempre offeso. I contemporanei gli credettero. E soprattutto credettero che la sua pittura fosse fedele alle sue parole. Così attraversò la sua epoca come un vascello di inaudita novità che gli ossrvatori prendevano per una vecchia galera.


Ingres, Il bagno turco

Buon Natale!

sabato 19 dicembre 2009

Dalla somiglianza di due nasi

E' difficile non credere che, in certa misura, una somiglianza non sia anche una corrispondenza. Ciò che si somiglia ha pari esteriorità perché quasi identica interiorità, suggerisce una voce inconscia tanto antica da sembrare automatica. Quando udiamo un rumore nuovo, se è simile a uno che conosciamo già, cercheremo di capire prima di tutto se proviene dalla fonte che sprigiona di solito il rumore noto. Cercheremo dell'acqua se il rumore è ondoso e cristallino, una fronda se ventoso e secco, un camion se è sordo e sferragliante. Due parole simili non hanno quasi mai significato simile, benché "contemporaneamente" e "parzialmente" siano entrambi avverbi. Eppure una lista come pala, cala, mala, ala, lava, lana, sala, cara, vana, fata, bava, capa, gara, rapa, rana, tara, rota, rata, cava e rasa colpisce per il senso di unità che trasmette. Per capire che si tratta di parole con significati molto diversi tra loro dobbiamo ricorrere a quel temprato spirito di sopravvivenza che ci permette di non cadere nei tranelli. A tutta prima sembra infatti una variazione sul tema, cioè un gioco che permette di dire la stessa cosa in modo leggermente (che somiglia a "contemporaneamente" e "parzialmente" e perciò è un avverbio) diverso. Nello stesso modo riconosco a prima vista il sangue di uno sconosciuto versato sul marciapiede perché è uguale

nell'uguaglianza la somiglianza è sublimata

al mio sangue.
Un cane per la strada non ci scambia né per un altro cane né per un cinghiale perché somigliamo al suo padrone, e dicono che i cani vedono peggio di noi.

Potremmo passare adesso all'olfatto e al tatto, ma non ho voglia di essere completo.

Cosa avrà pensato Franco Battiato quando ha visto per la prima volta il volto di Vladimir Horowitz? A fine anni Sessanta, vicino Catania, un precoce ragazzino vede il più celebre pianofortista dell'epoca esibirsi in concerto. Vede la coda biforcuta della marsina, la Carnegie Hall e poi quel viso così simile al suo! Levigato da una brezza spirituale instancabile, eredità di una stirpe mistica, quel volto affilato fendeva il palco mentre il grande Horowitz si apprestava all'esecuzione della Prima Ballata di Chopin.

E se le teorie di Cesare Lombroso, maniatiche e impietose con i criminali, prendessero tutte d'un colpo a funzionare per gli artisti? E se Battiato, ancora Francesco, avesse pensato: mi somiglia tanto che deve esistere qualcosa in me che si avvicina a lui! Adesso le nostre situazioni sono diverse, lui si esibisce a New York mentre io vivo con i mie genitori, ma guardiamo le cose in prospettiva... Un giorno alla nostra somiglianza esteriore corrisponderà una somiglianza di destini!



Rara, papa, para, bara, vara...

mercoledì 16 dicembre 2009

Il pertugio

Sono troppo stanco e deluso per scrivere qualcosa che possa risollevare l'animo mio e di chi leggerà, ma non desisto dal raccontare che stamane, mentre attraversava un ponticello di legno tra due vasche d'acqua semicongelata, un uomo con delle stampelle ha tagliato la fredda aria antipomeridiana chiedendo a chi gli andava appresso:

Ma quel passerotto sta camminando sul ghiaccio?

mercoledì 2 dicembre 2009

Superstizione

Come si fa a non essere superstiziosi?
La superstizione è la timorosa ricerca della salvezza e della colpa nelle cose più piccole.

domenica 29 novembre 2009

Da te non imploro, angelo, nient'altro che preghiere

Tornando a casa da un quartiere lontano, ho pensato ieri notte quanto sarebbe stato più comodo fermarsi a dormire lungo il cammino, piuttosto che attraversare, assonnato e infreddolito, l'intera parte orientale della città. Ho sùbito scartato l'idea di cercarmi un albergo, per via della spesa che ne sarebbe conseguita, nonché quella di chiedere a un amico l'uso del suo salotto: i divani sembrano riservare i peggiori torcicollo a chi li pensa come soluzione di emergenza. I soli luoghi che offrono amabili contropartite a queste e ad altre pene sono i bordelli! Quante disgrazie devono esser piovute sull'umanità, per guardare con la penosa severità attuale i casini! Mi sono ricordato del provvidenziale bordello di Versailles, dove Charles Baudelaire trascorse notti di piacere e desolazione in attesa che Philoxène Boyer ritornasse da Parigi coi denari. Nell'alcova, circondato dalle donne che i perbenisti di Versailles guardavano di sottecchi quando le incrociavano per la via, Baudelaire scrisse tre delle più belle poesie delle Fleurs du mal, dedicando L'Aube Spirituelle a Madame Sabatier:

Quand chez les débauchés l'aube blanche et vermeille
Entre en société de l'Idéal rongeur,
Par l'opération d'un mystère vengeur
Dans la brute assoupie un ange se réveille.

Des Cieux Spirituels l'inaccessible azur,
Pour l'homme terrassé qui rêve encore et souffre,
S'ouvre et s'enfonce avec l'attirance du gouffre.
Ainsi, chère Déesse, Etre lucide et pur,

Sur les débris fumeux des stupides orgies
Ton souvenir plus clair, plus rose, plus charmant,
À mes yeux agrandis voltige incessamment.

Le soleil a noirci la flamme des bougies;
Ainsi, toujours vainqueur, ton fantôme est pareil,
Ame resplendissante, à l'immortel soleil! *

Quei pensieri hanno causato un rivolgimento notturno che si è protratto anche in sogno. Nel dormiveglia, chiedevo a un critico d'arte draguer de femmes se conoscesse una casa di tolleranza che valesse la pena.

domenica 22 novembre 2009

Da un monumento all'altro

Scusate la seconda menzione consecutiva del bar El reportaje. Ma vivo uno di quei mesti periodi in cui mi è pressocchè impossibile restare in casa. Esco allora più che posso, a danno del fegato, delle vergini e del conto in banca. Il bar El reportaje è un locale appena passabile, dove usano burro e non margarina, preparano café con leche fumante e servono al tavolo senza esosi rincari. Non è lontano dall'appartamento dove sfortunatamente abito; vista l'aria che tira, mi accontento. Leggevo un estratto de "L'arte e la maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento", di George Perec. Mentre si fa colazione, si legge aspettando un punto, o un punto e a capo, col suo arioso cambiar di capoverso, per sorbire il caffè o spalmare col coltello burro e marmellata sul pane tostato. "L'arte e la maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento" non ha nemmeno un punto perchè non ha alcuna punteggiatura. Questo lo rende il peggiore dei libri da leggere durante la colazione.
Ogni volta che leggo un testo povero di punteggiatura, ripenso a un amico di Bologna. Agli appuntamenti che mi era impossibile onorare con puntualità, di solito in un bar, mi aspettava seduto al primo tavolino davanti alla porta, con un bicchiere di rosso in mano. Mai una volta che si sedesse al secondo tavolo, o al terzo, o che bevesse vino bianco. Scriveva dei brevi e divertenti racconti quasi privi di punteggiatura.
Proseguo. Il settimanale che conteneva l'anticipazione del libro di Perec, celebra a pagina 28 il centesimo anniversario della nascita di Eugene Ionesco. Un lungo articolo, dominato da una fotografia del drammaturgo che fuma un mozzicone di sigaretta, dice che l'incomunicabilità prende spesso le sembianze della prolissità. Un po' mi secca, ma credo sia un'involontario commento al libro di George Perec.



A questo punto, non posso fare a meno di ricordare quanto accaduto ieri sera, quando nel salotto dell'appartamento che ho sciaguratamente scelto per trascorrere i giorni d'autunno, sono convenuti degli amici di un mio coinquilino. L'arredamento provvisiorio da boheme di fine Novecento prescriveva l'uso dei cuscini di un divano inesistente per adagiarsi alla meno peggio. La musica usciva da un portatile Toshiba e il rum era trattato bruscamente, come se dovesse lui servire chi beveva e non il contrario. Un improvviso scarto della conversazione portò l'attenzione generale sull'Italia. Venni interrogato sulla mia provenienza. Firenze scatena sempre strane reazioni. "E' come un sogno", dice uno, "Ma quanti turisti!", dice l'altro. Il mio coinquilino, ferrato, riassume in una formula che credo di aver smesso di usare, per sfinimento, quando avevo quindici anni: "Meglio per i turisti che per chi ci abita: da un monumento all'altro... da un monumento all'altro... ci si annoia". Se l'avesse pronunciata uno sconosciuto, quella frase, avrei ricorso a una citazione di Stendhal e tutto si sarebbe risolto in una sgradevole risata. Ma costui non è per me uno sconosciuto, è l'individuo che rende così spiacevole il mio soggiorno, spero breve, in quest'appartamento. Perciò sbuffo:

- Si potrà pur fare qualcosa di divertente, tra un monumento e l'altro!

Ma ecco che ritorno col pensiero al bar El reportaje, dove sul settimanale ho letto che a Parigi, in questi giorni, si tiene una mostra sulle ultime opere di Renoir, che il pittore finì coi pennelli legati alle dita. Interrogato da Matisse:

- Perchè ti torturi così?

Renoir rispose:

- Il dolore passa, Matisse, ma la bellezza resta.

sabato 14 novembre 2009

Ci sono stati poeti, nei secoli (avevo digitato bei secoli), che hanno saputo vedere nella loro mente un'epoca lontana, forse la più remota. Essa ha pienato lo sguardo di uomini di ogni epoca, e con esso la loro voluttuosa percezione, e credo sia paragonabile a un archetipo. Anzi, estromettendo la prudenza dalla metafora: l'età dell'oro è uno degli archetipi a cui l'uomo paragona sempre e involontariamente la propria visione del mondo. Oggi, tra il letto e il bar El reportaje, ho letto di due di essi: Esiodo, vissuto ventotto secoli fa (avevo digitato bentotto=ben ventotto) e S.T. Coleridge, in vita due secoli fa.

Scrive Esiodo:

Ebbene, d'oro una prima stirpe di uomini caduchi
fu forgiata dagli immortali che hanno le olimpie dimore,
nell'età di Crono, quando egli regnava sul cielo:
vivevano come dei, con l'animo immune da affanni,
ben lungi da pene e miseria; né la vecchiaia
sventurata gravava, ma sempre integri nei piedi e nelle mani
nei banchetti prendevano piacere da ogni male al riparo;
e morivano come vinti dal sonno; ogni bene
era in loro possesso, e spontaneamente la terra feconda
copioso e facile frutto recava, ed essi, soddisfatti
e tranquilli, si spartivano dunqe raccolti colmi di beni

Questa descrizione, presa da Opere e i giorni, ritrae la vita dei primi uomini, creati dagli dei dopo la detronizzazione di Urano compiuta da Crono. Il che, per Esiodo, equivaleva forse a dire "dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo", o qualcosa di simile.

S.T. Coleridge:

In Xanadu Kubla Khan volle porre,
un divino palazzo del godere:
e il fece dove Alfeo, il sacro, scorre,
per le proibite all’uom, profonde forre
fino a dell’acque scure, sempre nere.
Così assai miglia di dolci terre ambite,
son d’intorno da muri e torri rivestite.
V’era nel campo il riflesso de’ ruscelli
ed eran assai folti l’albero d’incenso
e le foreste, vecchie come monticelli
che il verde circondavan, d’Elio accenso.

Questa traduzione, che ha il merito di salvare le rime dalla falce della traduzione, è tuttavia faticosa. Quella di Mario Luzi ha meriti e demeriti opposti.

I versi 1-11, benché seguiti dal tremendo verso Ma oh! quel cupo abisso fino al fondo... descrivono il luogo dove il poeta vede la fanciulla abissina che il latto delibò del Paradiso.

Le due visioni ci fanno capire, anche in un sabato fattivo come questo, pervaso da una snervante praticità, attraverso le visioni di un greco e di un inglese, perché non c'è stata epoca, dopo quella dominata da Crono, che non sia stata definita "decadente".

Come se ricordassimo ancora, con l'aiuto del sogno, qualcosa del principio.

sabato 31 ottobre 2009

Le incontabili vittimi di Passione, dea senz'anima

La rosea Eos aveva appena finito di annunciare il dorato fratello Elios quando i giornali arrivavano nelle edicole. Vi si poteva leggere di due uomini traditi, beffati dalla passione. Ho detto due, ma sono tre. Ora spiegherò il perché.


A Chengdu, in Cina, il venticinquenne Sun Meng è stato costretto dall'improvviso ritorno del marito della donna di cui è amante, a rifugiarsi sul balcone della casa di lei (e di lui). Sfortunatamente, il marito è stato così lesto da sorprenderlo senza vestiti, e Sun Meng ha dovuto aspettare che qualcuno lo calmasse, prima di poter rientrare in casa e nascondere la natura.


A San Paulo, in Brasile, il quarantaseienne tedesco Hanz Mueller, è stato piantato in asso da una ragazza che credeva lo amasse. Ci credeva tanto, dopo le malandrine effusioni concessigli su Facebook, che aveva preso armi e bagagli e si era trasferito nella città di lei. Questo, almeno, è quello che sembra avesse intenzione di fare. La ragazza però non si è presentata all'aeroporto, come siamo certi avesse promesso, e il povero Hanz è, per di più, squattrinato!

Ma non si deve cedere alla tentazione di offrire compassione solo ai romantici e picari protagonisti. Perché, di certo, anche il marito dell'anonima amante di Sun Meng deve aver passato una brutta mattinata, e magari è ancora lì che ci rimugina. Dunque la scaltra Passione aveva già all'attivo, e non erano nemmeno le 7 am, tre vittime.

Ma non si deve cedere alla tentazione di offrire commiserazione solo ai romantici e picari protagonisti e co-protagonisti, perché sullo sfondo si cela la figura della ragazza che non si è presentata all'aeroporto ad accogliere Hanz, che avrà visto come una sua indecisione abbia provocato uno scandalo internazionale. I rossori della vergogna, lo dico senz'animo redentore, la sorprenderanno più del solito per una settimana.

Per non parlare dei familiari di Meng Sun, che l'hanno visto ridotto in così misera condizione, e di Heinz Mueller, che di certo lo credevano abbastanza assennato da non ficcarsi in guai simili. E dei familiari e conoscenti del marito cinese che ora lo sanno infelice e senza onore. Spero che siano persone ragionevoli e inclini al perdono, o il numero di vittime di Passione, che m'immagino debba sforzarsi molto poco per ottenere risultati così strabilianti, potrebbero crescere senza misura.

Che la nera Selene vi protegga, stanotte.

domenica 25 ottobre 2009

E con questo?

- Tendo a riconoscere i miei errori, anzi, mi perseguito con loro.
- E con questo cosa vorresti dire?
- Solo che questo blog non è errore, non lo considero come un errore. Ho commesso altri errori, molti errori, ma non questo: questo non lo è.
- Perchè non smetti di chiedertelo? Per questo strano nome che gli hai dato? Temi che non nessuno lo capisca? Che non piaccia a nessuno? Io non lo capisco, a me non piace.
- Sì, forse temo anche questo. Ma io so cosa vuol dire plenumsplenico, so perchè l'ho chiamato così, anche se riconosco che prima o poi dovrò cambiargli nome. Coi figli non si può fare. Non si può battezzare un figlio con nove nomi, uno per ogni decada che si spera che sopravviva, e cambiargli nome ogni dieci anni. Anche se non sarebbe una brutta pensata, la gente cambia col tempo, e deve conservare quel nome che non può cambiare, che è costretta a sopportare così com'è, vecchio, inadatto, superato, per questo la gente finisce col farsi chiamare con dei soprannomi o con dei nomi d'arte, per segnare un punto e a capo, un punto a loro favore nella lunghissima vicenda tra loro stessi e il loro nome.
- Come Joe Strummer?
- Sì, proprio così, come Joe Strummer. Non rispondeva più neppure al citofono se i suoi amici continuavano a chiamarlo col suo vecchio nome, che era poi il nome di battesimo. I suoi amici sulle prime ci restavano male, ma poi nelle interviste agiografiche post-mortem fingono di aver capito e perdonato, e lo chiamano durante l'intera durata dell'intervista col nome che si era scelto e a causa del quale avevano persa la sua amicizia, l'amiciza col solo artista che sia mai entrato nelle loro esistenze.
- Se conoscessi un dizionario etimologico attendibile ti dimostrerei che l'origine della parola "droga" è "affezione".
- E questo che c'entra?
- C'entra, perchè i discorsi sulle droghe sono inutili. E' inutile chiedere a una star come Joe Strummer che ci racconti la sua esperienza con le droghe. Chiunque potrebbe ben più utilmente descrivere la propria con qualsiasi cosa per cui sente affezione, di cui non può fare a meno. Non c'è racconto di questo tipo che non finisca con un "poi mi sono accorto che potevo vivere anche senza di lei". Plenum sta per ammasso, insieme confuso, raggruppamento, concentrazione, ritrovo. Se tra Leopardi e me non fosse nato Baudelaire l'avrei chiamato Zibaldonemelancolico.

sabato 24 ottobre 2009

Un momento di una storia

La posata omniscenza che esalava dal suo viso non era una fragile apparizione che si ha paura di interrompere, ma si esprimeva con una calma assennatezza che si ha solo il timore di poter in qualche modo disturbare. Uscita dall'abitazione, egli cadde in uno di quei buchi del flusso di esperienza che paiono scollegare il momento presente di una vita dagli istanti passati e da quelli futuri.

domenica 9 agosto 2009

Quando si dice il primato culturale

Per capire quanto il pensiero di Antonio Gramsci abbia allignato esiste oggi una prova irrefutabile: l’osservazione della pubblicità di Socrem, “associazione che si batte per il rispetto delle tue volontà", massime le ultime. Nella pratica quotidiana una società per la cremazione che tappezza di cartelloni il quartiere dove abito. Persuasa che il mondo sia pungolato dalla necessità di ricavare il maggiore spazio possibile dal minore degli spazi, e non meno certa di un greco antico sulla forza della Necessità, Socrem vuole “Più spazio per loro”, dove per "loro" s'intendono i bambini rappresentati sullo sfondo del cartellone da una siluetta di carta dai lineamente puerilmente antropomorfi. Dapprima, leggendo lo slogan (il motto!) si può pensare che Socrem abbia a cuore l’apertura di parchi giochi nelle periferie, o la definitiva espulsione degli adulti dai bar a vantaggio dei minorenni o qualcosa del genere. Quando però al subliminale si unisce il manifesto, è chiaro invece che Seprom mira a far soldi soppiantantando mediante discredito i già tartassati becchini, rei di ingombrare con le loro salme inutili il suolo destinato al divertimento e alla spensieratezza dei tuoi figli!

Perfino alla Socrem, dunque, hanno capito che non importa ciò che farà la gente tra cinquant’anni, se voterà o meno Partito Popolare o se continuerà a seppellire i propri defunti accumulandoli nei cimiteri. Conta ciò che penserà. E una volta che la cremazione avrà agganciato il treno del progresso sostenibile insieme all’energia solare, a quella eolica, all'entrata della Turchia nell'Unione Europea e alla raccolta della merda dei cani, sarà inevitabile che tutti pensino che tumulare i morti è fuori luogo. Nessuno lo proibirà, neanche tra cinquant’anni, ma le famiglie che rispetteranno la tradizione di onorare i morti ancor prima dei nascituri, si sentiranno ripetere “sono un integrlista tollerante, ma per favore abbia la cortesia di non farlo proprio sotto i miei occhi!”.

giovedì 6 agosto 2009

Sono stanco, molto stanco

Sono stanco, molto stanco
di essere quello che le tue larghe braccia aperte
ricoprono, come gli ospiti gioviali, senza darsi vanto
e poi si richiudono che in me nulla c'è d'inerte.

Voglio che il gemito che ti dà ebbrezza
dalle mie labbra non sfugga ancora
ché i tumulti del petto custodiscono con troppa tenerezza
perchè di tafferugli così imbarazzanti io sia dimora.

martedì 28 luglio 2009

Sono stato a Viareggio ma era Napoli

Come fanno i napoletani a non spezzarsi ascoltando canzoni come questa?



Tito Schipa canta I' ye vurria vesa' in fa

Forse è per questo che sono lesti e furtivi come i duri, altrimenti non avrebbero niente da opporre alla vertiginosa certezza di essere napoletani.

E come facciamo, noi italiani, a non voler essere napoletani?

giovedì 4 giugno 2009

El trueque del gritón

Svenduta la mia fortuna ai fortunali
son rimasto con la sventura
che ora vendo cara agli avventurieri
che m'incontrano come un treno in corsa
incontra una stazione vuota.

E se le fertili parole che mi dicono
le agghindo con sterili fiori di beniamino
essi arrivano a inumidire le mie semimorte
fronde di esteso glicine.

Cambio ninnoli per monili nobiliari!
Damaschi per cotone!
Cornucopie per nudi teschi di capra!

Come Paco Ibañez, si può prima recitare e poi cantare.

Svenduta la mia fortuna ai fortunali
son rimasto con la sventura
che ora vendo cara agli avventurieri
che m'incontrano come un treno in corsa
incontra una stazione vuota.

E se le fertili parole che mi dicono
io le agghindo con sterili fiori di beniamino
essi arrivano a inumidire le mie semimorte
fronde di esteso glicine.

Cambio ninnoli per monili nobiliari!
Damaschi per cotone!
Cornucopie per nudi teschi di capra!

In this case, evidently, the links are the music.

Ma ora ascoltiamo come Federico Garcia Lorca descriveva il baratto di un cavallo per una casa, di una sella per uno specchio, di un coltello per una coperta:

sabato 30 maggio 2009

Le distrazioni

Oggi è un giorno luminoso, e il Sole e l'Ombra si spartiscono gloria e miseria delle superfici piane e gibbose, liscie e scabrose, pietrose di Firenze. Ieri faceva invece una sera scura e la città si apriva agli occhi deserta e ventosa. I mulinelli sostituivano gli spazzini convocando le cartacce e spazzandole via. Ancora prima, durante le ore di luce, avevo passeggiato per quelle stesse vie, subendo la vista della folla, e distraendomi con quel che si suol chiamare il brulichio della strada. Gli ampi stradali erano attraversati da cartelloni pubblicitari viaggianti, simili a brutti termosifoni che solo di profilo offrivano curve interessanti. Un uomo, in Via Jacopo da Diacceto, era affacciato alla finestra. Le circostanze lo rendevano l'immagine di Jacopo da Diacceto. La sua finestra era infatti al primo piano, giusto di lato alla targa che indicava il nome della strada. Lo sfondo della stanza dove si trovava era poi scuro, e la sua siluetta schiarita dalla canottiera di cotone bianca si stagliava come in una perfetta fotografia da studio in vesti casalinghe. Donne dal portamento solerte e magnifico mi tagliavano il passo, mi superavano, si stupivano se poi al semaforo rosso le raggiungevo. Col verde ripartivamo insieme a grandi falcate, accompagnandoci per qualche passo. Poi mi superavano di nuovo e le perdevo nel brulichio della strada. Motociclisti col mozzicone della sigaretta tra le labbra irrompevano nelle vie trafficate imprecando contro chi le popolava. I pittori aprivano le finestre per mandar via l'odor di vernice e d'acqua ragia, tenendo d'occhio i treni per non far tardi alla stazione.

giovedì 21 maggio 2009

Evoluzione

Charles Darwin, l'uomo di 200 anni fa grazie al quale David Attenborough può oggi definire Ida, il fossile dell'Eocene ritrovato a Messel, in Germania, come "l'anello di congiunzione tra l'uomo e il regno animale" senza che ne ingiungano la prigionia o l'esilio dall'Inghilterra, racconta come i cacciatori freddavano i lesti ma incauti guanachi della Patagonia. Essi si stendevano a terra scalpitando in aria e tracciando geometrie polverose e casuali. I guanachi, che da lontano prendono uomini per puma, strabuzzavano i lacrimosi occhi straboccanti curiosità. Quando il guanaco arrivava a tiro, il cacciatore sparava un paio di colpi di prova, "tutti considerati dai guanachi come parte dello spettacolo"! e poi lo stramazzava seco.

Se l'evoluzione delle specie seguisse un ritmo moderno, dal 1836 (anno del racconto di Darwin) a oggi, il guanaco si sarebbe già fatto più circospetto.

Le zampe unghiute di Ida fanno pensare a un beato un po' svogliato che aiuta una bambolina vudù a non precipitare dal Regno dei Cieli

Omologo di Ida è Archaeopteryx, di quando i serprenti si trasformavano in uccelli.

Questo uccellino visse invece quando gli Dei "falsi e bugiardi" avevano cambiato passatempo

A lui, e al suo slancio interrotto nella pietra, dedico questa canzone: