Tornando a casa da un quartiere lontano, ho pensato ieri notte quanto sarebbe stato più comodo fermarsi a dormire lungo il cammino, piuttosto che attraversare, assonnato e infreddolito, l'intera parte orientale della città. Ho sùbito scartato l'idea di cercarmi un albergo, per via della spesa che ne sarebbe conseguita, nonché quella di chiedere a un amico l'uso del suo salotto: i divani sembrano riservare i peggiori torcicollo a chi li pensa come soluzione di emergenza. I soli luoghi che offrono amabili contropartite a queste e ad altre pene sono i bordelli! Quante disgrazie devono esser piovute sull'umanità, per guardare con la penosa severità attuale i casini! Mi sono ricordato del provvidenziale bordello di Versailles, dove Charles Baudelaire trascorse notti di piacere e desolazione in attesa che Philoxène Boyer ritornasse da Parigi coi denari. Nell'alcova, circondato dalle donne che i perbenisti di Versailles guardavano di sottecchi quando le incrociavano per la via, Baudelaire scrisse tre delle più belle poesie delle Fleurs du mal, dedicando L'Aube Spirituelle a Madame Sabatier:
Quand chez les débauchés l'aube blanche et vermeille
Entre en société de l'Idéal rongeur,
Par l'opération d'un mystère vengeur
Dans la brute assoupie un ange se réveille.
Des Cieux Spirituels l'inaccessible azur,
Pour l'homme terrassé qui rêve encore et souffre,
S'ouvre et s'enfonce avec l'attirance du gouffre.
Ainsi, chère Déesse, Etre lucide et pur,
Sur les débris fumeux des stupides orgies
Ton souvenir plus clair, plus rose, plus charmant,
À mes yeux agrandis voltige incessamment.
Le soleil a noirci la flamme des bougies;
Ainsi, toujours vainqueur, ton fantôme est pareil,
Ame resplendissante, à l'immortel soleil! *
Quei pensieri hanno causato un rivolgimento notturno che si è protratto anche in sogno. Nel dormiveglia, chiedevo a un critico d'arte draguer de femmes se conoscesse una casa di tolleranza che valesse la pena.
domenica 29 novembre 2009
domenica 22 novembre 2009
Da un monumento all'altro
Scusate la seconda menzione consecutiva del bar El reportaje. Ma vivo uno di quei mesti periodi in cui mi è pressocchè impossibile restare in casa. Esco allora più che posso, a danno del fegato, delle vergini e del conto in banca. Il bar El reportaje è un locale appena passabile, dove usano burro e non margarina, preparano café con leche fumante e servono al tavolo senza esosi rincari. Non è lontano dall'appartamento dove sfortunatamente abito; vista l'aria che tira, mi accontento. Leggevo un estratto de "L'arte e la maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento", di George Perec. Mentre si fa colazione, si legge aspettando un punto, o un punto e a capo, col suo arioso cambiar di capoverso, per sorbire il caffè o spalmare col coltello burro e marmellata sul pane tostato. "L'arte e la maniera di abbordare il proprio capoufficio per chiedergli un aumento" non ha nemmeno un punto perchè non ha alcuna punteggiatura. Questo lo rende il peggiore dei libri da leggere durante la colazione.
Ogni volta che leggo un testo povero di punteggiatura, ripenso a un amico di Bologna. Agli appuntamenti che mi era impossibile onorare con puntualità, di solito in un bar, mi aspettava seduto al primo tavolino davanti alla porta, con un bicchiere di rosso in mano. Mai una volta che si sedesse al secondo tavolo, o al terzo, o che bevesse vino bianco. Scriveva dei brevi e divertenti racconti quasi privi di punteggiatura.
Proseguo. Il settimanale che conteneva l'anticipazione del libro di Perec, celebra a pagina 28 il centesimo anniversario della nascita di Eugene Ionesco. Un lungo articolo, dominato da una fotografia del drammaturgo che fuma un mozzicone di sigaretta, dice che l'incomunicabilità prende spesso le sembianze della prolissità. Un po' mi secca, ma credo sia un'involontario commento al libro di George Perec.
A questo punto, non posso fare a meno di ricordare quanto accaduto ieri sera, quando nel salotto dell'appartamento che ho sciaguratamente scelto per trascorrere i giorni d'autunno, sono convenuti degli amici di un mio coinquilino. L'arredamento provvisiorio da boheme di fine Novecento prescriveva l'uso dei cuscini di un divano inesistente per adagiarsi alla meno peggio. La musica usciva da un portatile Toshiba e il rum era trattato bruscamente, come se dovesse lui servire chi beveva e non il contrario. Un improvviso scarto della conversazione portò l'attenzione generale sull'Italia. Venni interrogato sulla mia provenienza. Firenze scatena sempre strane reazioni. "E' come un sogno", dice uno, "Ma quanti turisti!", dice l'altro. Il mio coinquilino, ferrato, riassume in una formula che credo di aver smesso di usare, per sfinimento, quando avevo quindici anni: "Meglio per i turisti che per chi ci abita: da un monumento all'altro... da un monumento all'altro... ci si annoia". Se l'avesse pronunciata uno sconosciuto, quella frase, avrei ricorso a una citazione di Stendhal e tutto si sarebbe risolto in una sgradevole risata. Ma costui non è per me uno sconosciuto, è l'individuo che rende così spiacevole il mio soggiorno, spero breve, in quest'appartamento. Perciò sbuffo:
- Si potrà pur fare qualcosa di divertente, tra un monumento e l'altro!
Ma ecco che ritorno col pensiero al bar El reportaje, dove sul settimanale ho letto che a Parigi, in questi giorni, si tiene una mostra sulle ultime opere di Renoir, che il pittore finì coi pennelli legati alle dita. Interrogato da Matisse:
- Perchè ti torturi così?
Renoir rispose:
- Il dolore passa, Matisse, ma la bellezza resta.
Ogni volta che leggo un testo povero di punteggiatura, ripenso a un amico di Bologna. Agli appuntamenti che mi era impossibile onorare con puntualità, di solito in un bar, mi aspettava seduto al primo tavolino davanti alla porta, con un bicchiere di rosso in mano. Mai una volta che si sedesse al secondo tavolo, o al terzo, o che bevesse vino bianco. Scriveva dei brevi e divertenti racconti quasi privi di punteggiatura.
Proseguo. Il settimanale che conteneva l'anticipazione del libro di Perec, celebra a pagina 28 il centesimo anniversario della nascita di Eugene Ionesco. Un lungo articolo, dominato da una fotografia del drammaturgo che fuma un mozzicone di sigaretta, dice che l'incomunicabilità prende spesso le sembianze della prolissità. Un po' mi secca, ma credo sia un'involontario commento al libro di George Perec.
A questo punto, non posso fare a meno di ricordare quanto accaduto ieri sera, quando nel salotto dell'appartamento che ho sciaguratamente scelto per trascorrere i giorni d'autunno, sono convenuti degli amici di un mio coinquilino. L'arredamento provvisiorio da boheme di fine Novecento prescriveva l'uso dei cuscini di un divano inesistente per adagiarsi alla meno peggio. La musica usciva da un portatile Toshiba e il rum era trattato bruscamente, come se dovesse lui servire chi beveva e non il contrario. Un improvviso scarto della conversazione portò l'attenzione generale sull'Italia. Venni interrogato sulla mia provenienza. Firenze scatena sempre strane reazioni. "E' come un sogno", dice uno, "Ma quanti turisti!", dice l'altro. Il mio coinquilino, ferrato, riassume in una formula che credo di aver smesso di usare, per sfinimento, quando avevo quindici anni: "Meglio per i turisti che per chi ci abita: da un monumento all'altro... da un monumento all'altro... ci si annoia". Se l'avesse pronunciata uno sconosciuto, quella frase, avrei ricorso a una citazione di Stendhal e tutto si sarebbe risolto in una sgradevole risata. Ma costui non è per me uno sconosciuto, è l'individuo che rende così spiacevole il mio soggiorno, spero breve, in quest'appartamento. Perciò sbuffo:
- Si potrà pur fare qualcosa di divertente, tra un monumento e l'altro!
Ma ecco che ritorno col pensiero al bar El reportaje, dove sul settimanale ho letto che a Parigi, in questi giorni, si tiene una mostra sulle ultime opere di Renoir, che il pittore finì coi pennelli legati alle dita. Interrogato da Matisse:
- Perchè ti torturi così?
Renoir rispose:
- Il dolore passa, Matisse, ma la bellezza resta.
sabato 14 novembre 2009
Ci sono stati poeti, nei secoli (avevo digitato bei secoli), che hanno saputo vedere nella loro mente un'epoca lontana, forse la più remota. Essa ha pienato lo sguardo di uomini di ogni epoca, e con esso la loro voluttuosa percezione, e credo sia paragonabile a un archetipo. Anzi, estromettendo la prudenza dalla metafora: l'età dell'oro è uno degli archetipi a cui l'uomo paragona sempre e involontariamente la propria visione del mondo. Oggi, tra il letto e il bar El reportaje, ho letto di due di essi: Esiodo, vissuto ventotto secoli fa (avevo digitato bentotto=ben ventotto) e S.T. Coleridge, in vita due secoli fa.
Scrive Esiodo:
Ebbene, d'oro una prima stirpe di uomini caduchi
fu forgiata dagli immortali che hanno le olimpie dimore,
nell'età di Crono, quando egli regnava sul cielo:
vivevano come dei, con l'animo immune da affanni,
ben lungi da pene e miseria; né la vecchiaia
sventurata gravava, ma sempre integri nei piedi e nelle mani
nei banchetti prendevano piacere da ogni male al riparo;
e morivano come vinti dal sonno; ogni bene
era in loro possesso, e spontaneamente la terra feconda
copioso e facile frutto recava, ed essi, soddisfatti
e tranquilli, si spartivano dunqe raccolti colmi di beni
Questa descrizione, presa da Opere e i giorni, ritrae la vita dei primi uomini, creati dagli dei dopo la detronizzazione di Urano compiuta da Crono. Il che, per Esiodo, equivaleva forse a dire "dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo", o qualcosa di simile.
S.T. Coleridge:
In Xanadu Kubla Khan volle porre,
un divino palazzo del godere:
e il fece dove Alfeo, il sacro, scorre,
per le proibite all’uom, profonde forre
fino a dell’acque scure, sempre nere.
Così assai miglia di dolci terre ambite,
son d’intorno da muri e torri rivestite.
V’era nel campo il riflesso de’ ruscelli
ed eran assai folti l’albero d’incenso
e le foreste, vecchie come monticelli
che il verde circondavan, d’Elio accenso.
Questa traduzione, che ha il merito di salvare le rime dalla falce della traduzione, è tuttavia faticosa. Quella di Mario Luzi ha meriti e demeriti opposti.
I versi 1-11, benché seguiti dal tremendo verso Ma oh! quel cupo abisso fino al fondo... descrivono il luogo dove il poeta vede la fanciulla abissina che il latto delibò del Paradiso.
Le due visioni ci fanno capire, anche in un sabato fattivo come questo, pervaso da una snervante praticità, attraverso le visioni di un greco e di un inglese, perché non c'è stata epoca, dopo quella dominata da Crono, che non sia stata definita "decadente".
Come se ricordassimo ancora, con l'aiuto del sogno, qualcosa del principio.
Scrive Esiodo:
Ebbene, d'oro una prima stirpe di uomini caduchi
fu forgiata dagli immortali che hanno le olimpie dimore,
nell'età di Crono, quando egli regnava sul cielo:
vivevano come dei, con l'animo immune da affanni,
ben lungi da pene e miseria; né la vecchiaia
sventurata gravava, ma sempre integri nei piedi e nelle mani
nei banchetti prendevano piacere da ogni male al riparo;
e morivano come vinti dal sonno; ogni bene
era in loro possesso, e spontaneamente la terra feconda
copioso e facile frutto recava, ed essi, soddisfatti
e tranquilli, si spartivano dunqe raccolti colmi di beni
Questa descrizione, presa da Opere e i giorni, ritrae la vita dei primi uomini, creati dagli dei dopo la detronizzazione di Urano compiuta da Crono. Il che, per Esiodo, equivaleva forse a dire "dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo", o qualcosa di simile.
S.T. Coleridge:
In Xanadu Kubla Khan volle porre,
un divino palazzo del godere:
e il fece dove Alfeo, il sacro, scorre,
per le proibite all’uom, profonde forre
fino a dell’acque scure, sempre nere.
Così assai miglia di dolci terre ambite,
son d’intorno da muri e torri rivestite.
V’era nel campo il riflesso de’ ruscelli
ed eran assai folti l’albero d’incenso
e le foreste, vecchie come monticelli
che il verde circondavan, d’Elio accenso.
Questa traduzione, che ha il merito di salvare le rime dalla falce della traduzione, è tuttavia faticosa. Quella di Mario Luzi ha meriti e demeriti opposti.
I versi 1-11, benché seguiti dal tremendo verso Ma oh! quel cupo abisso fino al fondo... descrivono il luogo dove il poeta vede la fanciulla abissina che il latto delibò del Paradiso.
Le due visioni ci fanno capire, anche in un sabato fattivo come questo, pervaso da una snervante praticità, attraverso le visioni di un greco e di un inglese, perché non c'è stata epoca, dopo quella dominata da Crono, che non sia stata definita "decadente".
Come se ricordassimo ancora, con l'aiuto del sogno, qualcosa del principio.
sabato 31 ottobre 2009
Le incontabili vittimi di Passione, dea senz'anima
La rosea Eos aveva appena finito di annunciare il dorato fratello Elios quando i giornali arrivavano nelle edicole. Vi si poteva leggere di due uomini traditi, beffati dalla passione. Ho detto due, ma sono tre. Ora spiegherò il perché.

A Chengdu, in Cina, il venticinquenne Sun Meng è stato costretto dall'improvviso ritorno del marito della donna di cui è amante, a rifugiarsi sul balcone della casa di lei (e di lui). Sfortunatamente, il marito è stato così lesto da sorprenderlo senza vestiti, e Sun Meng ha dovuto aspettare che qualcuno lo calmasse, prima di poter rientrare in casa e nascondere la natura.

A San Paulo, in Brasile, il quarantaseienne tedesco Hanz Mueller, è stato piantato in asso da una ragazza che credeva lo amasse. Ci credeva tanto, dopo le malandrine effusioni concessigli su Facebook, che aveva preso armi e bagagli e si era trasferito nella città di lei. Questo, almeno, è quello che sembra avesse intenzione di fare. La ragazza però non si è presentata all'aeroporto, come siamo certi avesse promesso, e il povero Hanz è, per di più, squattrinato!
Ma non si deve cedere alla tentazione di offrire compassione solo ai romantici e picari protagonisti. Perché, di certo, anche il marito dell'anonima amante di Sun Meng deve aver passato una brutta mattinata, e magari è ancora lì che ci rimugina. Dunque la scaltra Passione aveva già all'attivo, e non erano nemmeno le 7 am, tre vittime.
Ma non si deve cedere alla tentazione di offrire commiserazione solo ai romantici e picari protagonisti e co-protagonisti, perché sullo sfondo si cela la figura della ragazza che non si è presentata all'aeroporto ad accogliere Hanz, che avrà visto come una sua indecisione abbia provocato uno scandalo internazionale. I rossori della vergogna, lo dico senz'animo redentore, la sorprenderanno più del solito per una settimana.
Per non parlare dei familiari di Meng Sun, che l'hanno visto ridotto in così misera condizione, e di Heinz Mueller, che di certo lo credevano abbastanza assennato da non ficcarsi in guai simili. E dei familiari e conoscenti del marito cinese che ora lo sanno infelice e senza onore. Spero che siano persone ragionevoli e inclini al perdono, o il numero di vittime di Passione, che m'immagino debba sforzarsi molto poco per ottenere risultati così strabilianti, potrebbero crescere senza misura.
Che la nera Selene vi protegga, stanotte.

A Chengdu, in Cina, il venticinquenne Sun Meng è stato costretto dall'improvviso ritorno del marito della donna di cui è amante, a rifugiarsi sul balcone della casa di lei (e di lui). Sfortunatamente, il marito è stato così lesto da sorprenderlo senza vestiti, e Sun Meng ha dovuto aspettare che qualcuno lo calmasse, prima di poter rientrare in casa e nascondere la natura.

A San Paulo, in Brasile, il quarantaseienne tedesco Hanz Mueller, è stato piantato in asso da una ragazza che credeva lo amasse. Ci credeva tanto, dopo le malandrine effusioni concessigli su Facebook, che aveva preso armi e bagagli e si era trasferito nella città di lei. Questo, almeno, è quello che sembra avesse intenzione di fare. La ragazza però non si è presentata all'aeroporto, come siamo certi avesse promesso, e il povero Hanz è, per di più, squattrinato!
Ma non si deve cedere alla tentazione di offrire compassione solo ai romantici e picari protagonisti. Perché, di certo, anche il marito dell'anonima amante di Sun Meng deve aver passato una brutta mattinata, e magari è ancora lì che ci rimugina. Dunque la scaltra Passione aveva già all'attivo, e non erano nemmeno le 7 am, tre vittime.
Ma non si deve cedere alla tentazione di offrire commiserazione solo ai romantici e picari protagonisti e co-protagonisti, perché sullo sfondo si cela la figura della ragazza che non si è presentata all'aeroporto ad accogliere Hanz, che avrà visto come una sua indecisione abbia provocato uno scandalo internazionale. I rossori della vergogna, lo dico senz'animo redentore, la sorprenderanno più del solito per una settimana.
Per non parlare dei familiari di Meng Sun, che l'hanno visto ridotto in così misera condizione, e di Heinz Mueller, che di certo lo credevano abbastanza assennato da non ficcarsi in guai simili. E dei familiari e conoscenti del marito cinese che ora lo sanno infelice e senza onore. Spero che siano persone ragionevoli e inclini al perdono, o il numero di vittime di Passione, che m'immagino debba sforzarsi molto poco per ottenere risultati così strabilianti, potrebbero crescere senza misura.
Che la nera Selene vi protegga, stanotte.
domenica 25 ottobre 2009
E con questo?
- Tendo a riconoscere i miei errori, anzi, mi perseguito con loro.
- E con questo cosa vorresti dire?
- Solo che questo blog non è errore, non lo considero come un errore. Ho commesso altri errori, molti errori, ma non questo: questo non lo è.
- Perchè non smetti di chiedertelo? Per questo strano nome che gli hai dato? Temi che non nessuno lo capisca? Che non piaccia a nessuno? Io non lo capisco, a me non piace.
- Sì, forse temo anche questo. Ma io so cosa vuol dire plenumsplenico, so perchè l'ho chiamato così, anche se riconosco che prima o poi dovrò cambiargli nome. Coi figli non si può fare. Non si può battezzare un figlio con nove nomi, uno per ogni decada che si spera che sopravviva, e cambiargli nome ogni dieci anni. Anche se non sarebbe una brutta pensata, la gente cambia col tempo, e deve conservare quel nome che non può cambiare, che è costretta a sopportare così com'è, vecchio, inadatto, superato, per questo la gente finisce col farsi chiamare con dei soprannomi o con dei nomi d'arte, per segnare un punto e a capo, un punto a loro favore nella lunghissima vicenda tra loro stessi e il loro nome.
- Come Joe Strummer?
- Sì, proprio così, come Joe Strummer. Non rispondeva più neppure al citofono se i suoi amici continuavano a chiamarlo col suo vecchio nome, che era poi il nome di battesimo. I suoi amici sulle prime ci restavano male, ma poi nelle interviste agiografiche post-mortem fingono di aver capito e perdonato, e lo chiamano durante l'intera durata dell'intervista col nome che si era scelto e a causa del quale avevano persa la sua amicizia, l'amiciza col solo artista che sia mai entrato nelle loro esistenze.
- Se conoscessi un dizionario etimologico attendibile ti dimostrerei che l'origine della parola "droga" è "affezione".
- E questo che c'entra?
- C'entra, perchè i discorsi sulle droghe sono inutili. E' inutile chiedere a una star come Joe Strummer che ci racconti la sua esperienza con le droghe. Chiunque potrebbe ben più utilmente descrivere la propria con qualsiasi cosa per cui sente affezione, di cui non può fare a meno. Non c'è racconto di questo tipo che non finisca con un "poi mi sono accorto che potevo vivere anche senza di lei". Plenum sta per ammasso, insieme confuso, raggruppamento, concentrazione, ritrovo. Se tra Leopardi e me non fosse nato Baudelaire l'avrei chiamato Zibaldonemelancolico.
- E con questo cosa vorresti dire?
- Solo che questo blog non è errore, non lo considero come un errore. Ho commesso altri errori, molti errori, ma non questo: questo non lo è.
- Perchè non smetti di chiedertelo? Per questo strano nome che gli hai dato? Temi che non nessuno lo capisca? Che non piaccia a nessuno? Io non lo capisco, a me non piace.
- Sì, forse temo anche questo. Ma io so cosa vuol dire plenumsplenico, so perchè l'ho chiamato così, anche se riconosco che prima o poi dovrò cambiargli nome. Coi figli non si può fare. Non si può battezzare un figlio con nove nomi, uno per ogni decada che si spera che sopravviva, e cambiargli nome ogni dieci anni. Anche se non sarebbe una brutta pensata, la gente cambia col tempo, e deve conservare quel nome che non può cambiare, che è costretta a sopportare così com'è, vecchio, inadatto, superato, per questo la gente finisce col farsi chiamare con dei soprannomi o con dei nomi d'arte, per segnare un punto e a capo, un punto a loro favore nella lunghissima vicenda tra loro stessi e il loro nome.
- Come Joe Strummer?
- Sì, proprio così, come Joe Strummer. Non rispondeva più neppure al citofono se i suoi amici continuavano a chiamarlo col suo vecchio nome, che era poi il nome di battesimo. I suoi amici sulle prime ci restavano male, ma poi nelle interviste agiografiche post-mortem fingono di aver capito e perdonato, e lo chiamano durante l'intera durata dell'intervista col nome che si era scelto e a causa del quale avevano persa la sua amicizia, l'amiciza col solo artista che sia mai entrato nelle loro esistenze.
- Se conoscessi un dizionario etimologico attendibile ti dimostrerei che l'origine della parola "droga" è "affezione".
- E questo che c'entra?
- C'entra, perchè i discorsi sulle droghe sono inutili. E' inutile chiedere a una star come Joe Strummer che ci racconti la sua esperienza con le droghe. Chiunque potrebbe ben più utilmente descrivere la propria con qualsiasi cosa per cui sente affezione, di cui non può fare a meno. Non c'è racconto di questo tipo che non finisca con un "poi mi sono accorto che potevo vivere anche senza di lei". Plenum sta per ammasso, insieme confuso, raggruppamento, concentrazione, ritrovo. Se tra Leopardi e me non fosse nato Baudelaire l'avrei chiamato Zibaldonemelancolico.
sabato 24 ottobre 2009
Un momento di una storia
La posata omniscenza che esalava dal suo viso non era una fragile apparizione che si ha paura di interrompere, ma si esprimeva con una calma assennatezza che si ha solo il timore di poter in qualche modo disturbare. Uscita dall'abitazione, egli cadde in uno di quei buchi del flusso di esperienza che paiono scollegare il momento presente di una vita dagli istanti passati e da quelli futuri.
domenica 9 agosto 2009
Quando si dice il primato culturale
Per capire quanto il pensiero di Antonio Gramsci abbia allignato esiste oggi una prova irrefutabile: l’osservazione della pubblicità di Socrem, “associazione che si batte per il rispetto delle tue volontà", massime le ultime. Nella pratica quotidiana una società per la cremazione che tappezza di cartelloni il quartiere dove abito. Persuasa che il mondo sia pungolato dalla necessità di ricavare il maggiore spazio possibile dal minore degli spazi, e non meno certa di un greco antico sulla forza della Necessità, Socrem vuole “Più spazio per loro”, dove per "loro" s'intendono i bambini rappresentati sullo sfondo del cartellone da una siluetta di carta dai lineamente puerilmente antropomorfi. Dapprima, leggendo lo slogan (il motto!) si può pensare che Socrem abbia a cuore l’apertura di parchi giochi nelle periferie, o la definitiva espulsione degli adulti dai bar a vantaggio dei minorenni o qualcosa del genere. Quando però al subliminale si unisce il manifesto, è chiaro invece che Seprom mira a far soldi soppiantantando mediante discredito i già tartassati becchini, rei di ingombrare con le loro salme inutili il suolo destinato al divertimento e alla spensieratezza dei tuoi figli!
Perfino alla Socrem, dunque, hanno capito che non importa ciò che farà la gente tra cinquant’anni, se voterà o meno Partito Popolare o se continuerà a seppellire i propri defunti accumulandoli nei cimiteri. Conta ciò che penserà. E una volta che la cremazione avrà agganciato il treno del progresso sostenibile insieme all’energia solare, a quella eolica, all'entrata della Turchia nell'Unione Europea e alla raccolta della merda dei cani, sarà inevitabile che tutti pensino che tumulare i morti è fuori luogo. Nessuno lo proibirà, neanche tra cinquant’anni, ma le famiglie che rispetteranno la tradizione di onorare i morti ancor prima dei nascituri, si sentiranno ripetere “sono un integrlista tollerante, ma per favore abbia la cortesia di non farlo proprio sotto i miei occhi!”.
Perfino alla Socrem, dunque, hanno capito che non importa ciò che farà la gente tra cinquant’anni, se voterà o meno Partito Popolare o se continuerà a seppellire i propri defunti accumulandoli nei cimiteri. Conta ciò che penserà. E una volta che la cremazione avrà agganciato il treno del progresso sostenibile insieme all’energia solare, a quella eolica, all'entrata della Turchia nell'Unione Europea e alla raccolta della merda dei cani, sarà inevitabile che tutti pensino che tumulare i morti è fuori luogo. Nessuno lo proibirà, neanche tra cinquant’anni, ma le famiglie che rispetteranno la tradizione di onorare i morti ancor prima dei nascituri, si sentiranno ripetere “sono un integrlista tollerante, ma per favore abbia la cortesia di non farlo proprio sotto i miei occhi!”.
giovedì 6 agosto 2009
Sono stanco, molto stanco
Sono stanco, molto stanco
di essere quello che le tue larghe braccia aperte
ricoprono, come gli ospiti gioviali, senza darsi vanto
e poi si richiudono che in me nulla c'è d'inerte.
Voglio che il gemito che ti dà ebbrezza
dalle mie labbra non sfugga ancora
ché i tumulti del petto custodiscono con troppa tenerezza
perchè di tafferugli così imbarazzanti io sia dimora.
di essere quello che le tue larghe braccia aperte
ricoprono, come gli ospiti gioviali, senza darsi vanto
e poi si richiudono che in me nulla c'è d'inerte.
Voglio che il gemito che ti dà ebbrezza
dalle mie labbra non sfugga ancora
ché i tumulti del petto custodiscono con troppa tenerezza
perchè di tafferugli così imbarazzanti io sia dimora.
martedì 28 luglio 2009
Sono stato a Viareggio ma era Napoli
Come fanno i napoletani a non spezzarsi ascoltando canzoni come questa?
Tito Schipa canta I' ye vurria vesa' in fa
Forse è per questo che sono lesti e furtivi come i duri, altrimenti non avrebbero niente da opporre alla vertiginosa certezza di essere napoletani.
E come facciamo, noi italiani, a non voler essere napoletani?
Tito Schipa canta I' ye vurria vesa' in fa
Forse è per questo che sono lesti e furtivi come i duri, altrimenti non avrebbero niente da opporre alla vertiginosa certezza di essere napoletani.
E come facciamo, noi italiani, a non voler essere napoletani?
giovedì 4 giugno 2009
El trueque del gritón
Svenduta la mia fortuna ai fortunali
son rimasto con la sventura
che ora vendo cara agli avventurieri
che m'incontrano come un treno in corsa
incontra una stazione vuota.
E se le fertili parole che mi dicono
le agghindo con sterili fiori di beniamino
essi arrivano a inumidire le mie semimorte
fronde di esteso glicine.
Cambio ninnoli per monili nobiliari!
Damaschi per cotone!
Cornucopie per nudi teschi di capra!
Come Paco Ibañez, si può prima recitare e poi cantare.
Svenduta la mia fortuna ai fortunali
son rimasto con la sventura
che ora vendo cara agli avventurieri
che m'incontrano come un treno in corsa
incontra una stazione vuota.
E se le fertili parole che mi dicono
io le agghindo con sterili fiori di beniamino
essi arrivano a inumidire le mie semimorte
fronde di esteso glicine.
Cambio ninnoli per monili nobiliari!
Damaschi per cotone!
Cornucopie per nudi teschi di capra!
In this case, evidently, the links are the music.
Ma ora ascoltiamo come Federico Garcia Lorca descriveva il baratto di un cavallo per una casa, di una sella per uno specchio, di un coltello per una coperta:
son rimasto con la sventura
che ora vendo cara agli avventurieri
che m'incontrano come un treno in corsa
incontra una stazione vuota.
E se le fertili parole che mi dicono
le agghindo con sterili fiori di beniamino
essi arrivano a inumidire le mie semimorte
fronde di esteso glicine.
Cambio ninnoli per monili nobiliari!
Damaschi per cotone!
Cornucopie per nudi teschi di capra!
Come Paco Ibañez, si può prima recitare e poi cantare.
Svenduta la mia fortuna ai fortunali
son rimasto con la sventura
che ora vendo cara agli avventurieri
che m'incontrano come un treno in corsa
incontra una stazione vuota.
E se le fertili parole che mi dicono
io le agghindo con sterili fiori di beniamino
essi arrivano a inumidire le mie semimorte
fronde di esteso glicine.
Cambio ninnoli per monili nobiliari!
Damaschi per cotone!
Cornucopie per nudi teschi di capra!
In this case, evidently, the links are the music.
Ma ora ascoltiamo come Federico Garcia Lorca descriveva il baratto di un cavallo per una casa, di una sella per uno specchio, di un coltello per una coperta:
sabato 30 maggio 2009
Le distrazioni
Oggi è un giorno luminoso, e il Sole e l'Ombra si spartiscono gloria e miseria delle superfici piane e gibbose, liscie e scabrose, pietrose di Firenze. Ieri faceva invece una sera scura e la città si apriva agli occhi deserta e ventosa. I mulinelli sostituivano gli spazzini convocando le cartacce e spazzandole via. Ancora prima, durante le ore di luce, avevo passeggiato per quelle stesse vie, subendo la vista della folla, e distraendomi con quel che si suol chiamare il brulichio della strada. Gli ampi stradali erano attraversati da cartelloni pubblicitari viaggianti, simili a brutti termosifoni che solo di profilo offrivano curve interessanti. Un uomo, in Via Jacopo da Diacceto, era affacciato alla finestra. Le circostanze lo rendevano l'immagine di Jacopo da Diacceto. La sua finestra era infatti al primo piano, giusto di lato alla targa che indicava il nome della strada. Lo sfondo della stanza dove si trovava era poi scuro, e la sua siluetta schiarita dalla canottiera di cotone bianca si stagliava come in una perfetta fotografia da studio in vesti casalinghe. Donne dal portamento solerte e magnifico mi tagliavano il passo, mi superavano, si stupivano se poi al semaforo rosso le raggiungevo. Col verde ripartivamo insieme a grandi falcate, accompagnandoci per qualche passo. Poi mi superavano di nuovo e le perdevo nel brulichio della strada. Motociclisti col mozzicone della sigaretta tra le labbra irrompevano nelle vie trafficate imprecando contro chi le popolava. I pittori aprivano le finestre per mandar via l'odor di vernice e d'acqua ragia, tenendo d'occhio i treni per non far tardi alla stazione.
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giovedì 21 maggio 2009
Evoluzione
Charles Darwin, l'uomo di 200 anni fa grazie al quale David Attenborough può oggi definire Ida, il fossile dell'Eocene ritrovato a Messel, in Germania, come "l'anello di congiunzione tra l'uomo e il regno animale" senza che ne ingiungano la prigionia o l'esilio dall'Inghilterra, racconta come i cacciatori freddavano i lesti ma incauti guanachi della Patagonia. Essi si stendevano a terra scalpitando in aria e tracciando geometrie polverose e casuali. I guanachi, che da lontano prendono uomini per puma, strabuzzavano i lacrimosi occhi straboccanti curiosità. Quando il guanaco arrivava a tiro, il cacciatore sparava un paio di colpi di prova, "tutti considerati dai guanachi come parte dello spettacolo"! e poi lo stramazzava seco.
Se l'evoluzione delle specie seguisse un ritmo moderno, dal 1836 (anno del racconto di Darwin) a oggi, il guanaco si sarebbe già fatto più circospetto.
Le zampe unghiute di Ida fanno pensare a un beato un po' svogliato che aiuta una bambolina vudù a non precipitare dal Regno dei Cieli
Omologo di Ida è Archaeopteryx, di quando i serprenti si trasformavano in uccelli.
Questo uccellino visse invece quando gli Dei "falsi e bugiardi" avevano cambiato passatempo
A lui, e al suo slancio interrotto nella pietra, dedico questa canzone:
Se l'evoluzione delle specie seguisse un ritmo moderno, dal 1836 (anno del racconto di Darwin) a oggi, il guanaco si sarebbe già fatto più circospetto.
Le zampe unghiute di Ida fanno pensare a un beato un po' svogliato che aiuta una bambolina vudù a non precipitare dal Regno dei CieliOmologo di Ida è Archaeopteryx, di quando i serprenti si trasformavano in uccelli.
Questo uccellino visse invece quando gli Dei "falsi e bugiardi" avevano cambiato passatempoA lui, e al suo slancio interrotto nella pietra, dedico questa canzone:
mercoledì 13 maggio 2009
L'osservatore d'insetti
L'osservatore d'insetti guardava una farfalla.
La sera era calata sulla sua casa vicina al mare e c'erano poche luci accese nelle abitazioni dei dintorni.
L'osservatore, fino a quel momento distratto, notò che la farfalla anelava avvicinarsi a lui, ma si scontrava col vetro della portafinestra.
La farfalla batteva tormentosamente le ali sottili in un movimento rapidissimo che la rendeva simile a una sfera semistrasparente.
L'osservatore si rese conto che la farfalla teneva quello strano comportamento perché abbisognava la vicinanza della luce e che non avrebbe desistito dal raggiungerla.
Solo, sperduto in un villaggio di villeggianti assenti, accese tutte le lampade che aveva in casa, nella speranza che molte altre farfalle accorressero e si affastellassero sul vetro.
Si sentì come un esploratore che si guadagna la curiosità di un indigeno meravigliandolo con le lenti di un binocolo retrattile. Anzi peggio, perché sovrappopolati anelli di quella catena che usiamo per mettere in fila il creato lo separavano dalla farfalla.
Nondimeno l'osservatore d'insetti lenì la sua solitudine, quella notte, esibendo le sue lampade come un pavone le sue piume variopinte, o come un cervo le sue lunghe, affusolate e cotonose corna.
Il giorno seguente accese dei lumi in giardino subito prima che il sole tramontasse.
La sera era calata sulla sua casa vicina al mare e c'erano poche luci accese nelle abitazioni dei dintorni.
L'osservatore, fino a quel momento distratto, notò che la farfalla anelava avvicinarsi a lui, ma si scontrava col vetro della portafinestra.
La farfalla batteva tormentosamente le ali sottili in un movimento rapidissimo che la rendeva simile a una sfera semistrasparente.
L'osservatore si rese conto che la farfalla teneva quello strano comportamento perché abbisognava la vicinanza della luce e che non avrebbe desistito dal raggiungerla.
Solo, sperduto in un villaggio di villeggianti assenti, accese tutte le lampade che aveva in casa, nella speranza che molte altre farfalle accorressero e si affastellassero sul vetro.
Si sentì come un esploratore che si guadagna la curiosità di un indigeno meravigliandolo con le lenti di un binocolo retrattile. Anzi peggio, perché sovrappopolati anelli di quella catena che usiamo per mettere in fila il creato lo separavano dalla farfalla.
Nondimeno l'osservatore d'insetti lenì la sua solitudine, quella notte, esibendo le sue lampade come un pavone le sue piume variopinte, o come un cervo le sue lunghe, affusolate e cotonose corna.
Il giorno seguente accese dei lumi in giardino subito prima che il sole tramontasse.
domenica 3 maggio 2009
Gli alleati
Se potessi cambiare una legge annullerei immediatamente il divieto di fumare. Ero in un pub lo scorso sabato notte, bevendo tranquillamente una birra, quando quella tipa tira fuori il suo marmocchio e gli cambia il pannolino proprio sul tavolo accanto al mio. Una cosa simile non sarebbe mai successa prima che proibissero di fumare.
(Mark E. Smith)
(Mark E. Smith)
Se meni una vita asciutta e operosa, e non ti immagini il pub in questione, guarda questo video:
Verso la fine ti sembrerà di esserci già stato
Se meni invece una vita umida e immaginifica, e ti figuri già il pub in questione, prova a immaginare anche Mark E. Smith che legge i risultati della schedina del totocalcio inglese, e poi guarda questo video:
Apparirà un biondino dall'aria sardonica
Se dubiti che si possa ancora contare su tanto buon senso, leggi l'intervista.
lunedì 20 aprile 2009
For J.G. Ballard
Stavo facendo colazione nel bar latteria di via Toselli. Avevo appena rifiutato una brioche lievitata naturalmente senza aggiunta di burro lodata dal barista, dicendo "non si faccia tanti problemi, mezza noce di burro non ha mai ucciso nessuno", quando sul giornale preso dal banco dei gelati ho letto "Addio a J.G. Ballard". Sto leggendo un suo libro, "L'isola di cemento". I libri che leggo rimangono sul letto anche un mese, notte e giorno, e tra questi c'è, anche ora, l'Isola di cemento. Mi sono commosso fino a piangere sulla tazza piena di cappuccino tiepido e, pur capendo perché, mi sono chiesto perché. La risposta è che la trasmigrazione di James Graham Ballard dal regno dei vivi a quello dei morti è avvenuta ieri anche tra le mie lenzuola, così come su tutte le librerie, scrivanie, mensole, consolles e lenzuola del mondo su cui c'era un suo libro.
Nell'articolo, Ballard affermava che il genere letterario della fantascienza ha perso di senso quando Neil Alden Armostrong posò lo scarpone sulla Luna, nel 1969. Ha ragione, siamo più delicati ti quanto sembri.
sabato 18 aprile 2009
Il cattivo pompiere
Domenica, 12 Aprile 2009
L'Italia si è presa una pausa nel lusso. Abbraccia il nero, il colore dell'eleganza e dell'elegia. La sera a L'Aquila è un oscuro pianto senza suono. Ci sono i morti da seppellire. Orfani di orfani rimasti sepolti. I figli dei figli dell'ira - come dice il poeta - sotto le macerie. Non ci sono altri superstiti. E' l'ora dei miracoli. Delle apparizioni della Vergine dietro i resti. Il dolore infiamma la fede. La religione è un valium. Dicono che qualcuno ha detto che si poteva avvisare del tremore per tempo, prima che l'inferno di Dante s'impossessasse del luogo per rovesciare a chi oggi è defunto il bicchiere, il cuore, le ossa fino a lasciarli nel chassis di un'anima schiantata. E ora cosa succede? A chi ritrarranno nel cartellino "Ricercato"? Che lo domandino a Berlusconi, che si reca sui disastri per sport. Lui troverà un colpevole. Ha un pugno di giudici a libro paga. Questo facilita parecchio le cose. Nell'epicentro del dramma ha distribuito sorrisi da caimano, regalato parole idiote, gesti da buffone in mezzo alla tragedia, inviti a recarsi al mare per dimenticare lo spavento. Ha l'arroganza degli inopportuni, la falsa bontà dei frivoli. Lo vediamo indossare il casco da pompiere e ci sembra una creatura nata da un grave errore biologico. Adesso distribuirà sussidi a chi non ha che la disoccupazione, pagherà la luce a chi è al buio... Misure giuste solo se sotto la carità c'è un piano di recupero. Situazioni come questa dimostrano la caratura di un presidente e confermano quanto sia nefasto tenere un aborto della democrazia nella sala dei bottoni dello Stato. Un giorno si dovrà studiarlo con calma, il caso Berlusconi. Non è un uomo come gli altri, bensì l'incarnazione di un paese che ha fuso la propria magia con il peggio delle proprie contraddizioni. Questo amico di Aznar ha bloccato l'alternanza nel suo paese. Si è trincerato al potere grazie a un bunker di imprese. Potrebbe chiamarsi Italia, S.A. Si è emancipato dalla democrazia per andare per conto suo. E' un modo sicuro di vivere la vita. L'opacità è un rifugio eccellente per certe specie. L'oscurità gli conviene senza dubbio. L'Aquila è un oscuro pianto senza suono. E Berlusconi non è stato all'altezza delle rovine, dei cadaveri, di niente. Ancora una volta.
Antonio Lucas su El Mundo
Traduzione di Costanzo
P.S. Il poeta citato è Ben Clark
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giovedì 16 aprile 2009
Dillinger è morto
Teo Usuelli, nome e cognome come finali di parole di cui non si conosce il principio, ha fatto un sacco di cose in aggiunta a nascere di sabato, 13 dicembre 1930, e morire di domenica, 13 aprile 2009.
mercoledì 8 aprile 2009
Solidarietà al compagno Dicuonzo
Pur capace di trasformare il gioco degli scacchi in "dinamicità, gruppo, turismo e divertimento", facendo di Barletta una delle capitali giovanili della scacchiera (7° posto nella categoria Superiori Allievi Maschili all'ultimo certame nazionale), il Preside del Liceo Cafiero di Barletta, Ruggiero Dicuonzo, tanto mite da tollerare le abbiettezze di puro_barlettano e ciccillover su barlettaonline, e araldo di un'autorità misconosciuta dalla questa ciurma di scalmanati:
Studenti-battitori-di-mani-a-ritmo-vagamente-tribale in disposizione geometrica
è finalmente incappato in un ligio difensore dell'ordine che lo ha denunciato per istigazione al consumo di sostanze stupefacenti per il mero fatto di aver raccontato, davanti all'ufficiale stesso e agli alunni riuniti, che un suo amico da anni domiciliato in India fuma marijuana senza pregiudizio della salute, ma anzi a giovamento della propria sensibilità musicale.
Eunucherie per quest'epoca, Dicuonzo!
E dire che Carlo Cafiero, l'uomo a cui il Preside volle intitolare il liceo (medigol su barlettaonline aveva proposto Majorana) fu aristocratico fiero e consapevole, tra i primi divulgatori del Capitale di Marx dopo aver incontrato lui ed Engels a Londra, e collaboratore del settimanale d'ispirazione bakuniniana "La Campana", dal sottotitolo "Risorgimento della plebe", di cui ci sarebbe un gran bisogno.
Vogliamo la libertà, cioè l'anarchia, e l'uguaglianza, cioè il comunismo, ebbe ad affermare Carlo Cafiero
E che sua sorella Luisa andò in sposa a Giuseppe Jatta, autore di un'ammirabile descrizione dei Cefalopodi del Golfo di Napoli.
Eunucherie per quest'epoca, Dicuonzo!
E dire che Carlo Cafiero, l'uomo a cui il Preside volle intitolare il liceo (medigol su barlettaonline aveva proposto Majorana) fu aristocratico fiero e consapevole, tra i primi divulgatori del Capitale di Marx dopo aver incontrato lui ed Engels a Londra, e collaboratore del settimanale d'ispirazione bakuniniana "La Campana", dal sottotitolo "Risorgimento della plebe", di cui ci sarebbe un gran bisogno.
Vogliamo la libertà, cioè l'anarchia, e l'uguaglianza, cioè il comunismo, ebbe ad affermare Carlo CafieroE che sua sorella Luisa andò in sposa a Giuseppe Jatta, autore di un'ammirabile descrizione dei Cefalopodi del Golfo di Napoli.
martedì 7 aprile 2009
I panni degli altri
Guardando queste due fotografie su un giornale (il link varrà per poche ore, poi si vedranno cose diverse da quelle che ho visto io)


e leggendo la frase di Bob Dylan, "posso fare un dramma da un fruttivendolo", riportata sotto l'immagine del suo inventore, credo si capisca direttamente, illuminatamente e durevolmente che ci si avvicina all'arte indossando un cappello al posto di due coperte sulle spalle, o di un berretto da ortolano, o di una corona da Re, o di un gibboso elmetto da soldato, o di una Mitra da Papa o... perché i due avvinti terremotati sono di colpo compresi.


e leggendo la frase di Bob Dylan, "posso fare un dramma da un fruttivendolo", riportata sotto l'immagine del suo inventore, credo si capisca direttamente, illuminatamente e durevolmente che ci si avvicina all'arte indossando un cappello al posto di due coperte sulle spalle, o di un berretto da ortolano, o di una corona da Re, o di un gibboso elmetto da soldato, o di una Mitra da Papa o... perché i due avvinti terremotati sono di colpo compresi.
sabato 4 aprile 2009
Appunti di viaggio
Mentre la mia anima è ancora in viaggio - sui fluidi meccanismi che presiedono i transiti Jean Cocteau ebbe alcune coraggiose illuminazioni che trascrisse ne La difficoltà di essere - cerco di ricomporre quel che della mia anima giunge, mano a mano.
Dove sarà la mia anima, adesso?
Attraversano, le anime, le terre percorse dai corpi?
O viaggiano, esse, su rotte differenti?
E in quali orbite si trovano, tali rotte?
I frammenti della mia anima che giungono, mi troveranno?
Domande per un caso che avrà già ripartito le sorti.
Non ho appuntamenti, o non so leggere i segnali che me li indicano. Però qualcosa devo pur essere capace di fare, se ieri, guardando un ragazzo pattinare in mezzo a calle Alcalà, davanti alla fonte di Cibele, mi è parso di rientrare in possesso di facoltà a lungo dimenticate, come quella di attraversare il suolo sconesso verde smeraldo di un bar deserto, sorprendere una cameriera far capolino dalla cucina e vergognarsene, e richiamare alla mente il fumoso ricordo di ciò che un tempo chiamavo bonheur.
Dove sarà la mia anima, adesso?
Attraversano, le anime, le terre percorse dai corpi?
O viaggiano, esse, su rotte differenti?
E in quali orbite si trovano, tali rotte?
I frammenti della mia anima che giungono, mi troveranno?
Non ho appuntamenti, o non so leggere i segnali che me li indicano. Però qualcosa devo pur essere capace di fare, se ieri, guardando un ragazzo pattinare in mezzo a calle Alcalà, davanti alla fonte di Cibele, mi è parso di rientrare in possesso di facoltà a lungo dimenticate, come quella di attraversare il suolo sconesso verde smeraldo di un bar deserto, sorprendere una cameriera far capolino dalla cucina e vergognarsene, e richiamare alla mente il fumoso ricordo di ciò che un tempo chiamavo bonheur.
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